La generazione 20 parole ovvero: l'importanza di saper parlare la propria lingua

Iniziamo con una citazione: "...è solo la lingua che ci fa uguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli". Sono le parole di don Milani nella famosa "Lettera ad una professoressa" della scuola di Barbiana. Nello stesso libro troviamo anche la seguente affermazione: "La lingua poi è formata dai vocaboli d'ogni materia. Per cui bisogna sfiorare tutte le materie un po' alla meglio per arricchirsi la parola". La cosa più importante per don Milani, prete scomodo della metà del secolo scorso, la cosa più importante della conoscenza della lingua è che essa ci fa uguali. All'epoca, si riferiva al povero contadino che doveva riuscire, impadronendosi della lingua, a raddrizzare la schiena per porsi allo stesso livello del ricco interlocutore. Oggi, possiamo riferirlo al cittadino, povero di mezzi culturali, che deve riuscire, tramite la padronanza della lingua, a sollevare la propria voce allo stesso livello di chi pretende di calpestare i suoi diritti. La lingua ci fa uguali, dice don Milani. E ne è così convinto che ci esorta ad arricchirla: "...bisogna sfiorare tutte le materie...per arricchirsi la parola" Potrebbe sembrare anacronistico andare a rispolverare un libro, vecchio di mezzo secolo, riesumare personaggi e situazioni di miseria, che fanno parte di un contesto sociale ormai archiviato dalla storia. Vi assicuro che non è un rinnovato gusto "retrò" a forzare un accostamento anni sessanta-anni duemila. Don Milani, forte del suo spirito cristiano, ma anche critico, democratico e progressista, vuol tirare fuori dalla miseria culturale ed economica i poveri di allora puntando il dito contro le logiche del potere del suo tempo. A me pare che nuovamente oggi si stiano facendo strada politiche scolastiche ed educative che sembrano aver nostalgia di un certo modo classista di intendere la cultura. Ma procediamo con ordine. Volendo essere sintetici, giusto per rientrare nei tempi brevi di questa esposizione, leggiamo insieme due definizioni tratte dal dizionario Zanichelli:

A proposito di Lingua recita così: La Lingua è un sistema di regole grammaticali e lessicali. A proposito del verbo Parlare afferma: Parlare significa comunicare per mezzo delle parole all'interno di una comunità. Manifestare idee, sentimenti e simili. Quindi, dire che una comunità parla una lingua, significa dire che più persone comunicano tra di loro per mezzo delle parole. Ne deriva immediatamente che è importante conoscere e sapersi esprimere con la propria lingua perché essa è il modo che abbiamo per metterci in contatto con il mondo. Se non siamo capaci di esprimerci rimaniamo scollegati, isolati, non riusciamo più ad interagire, a farci sentire, "ehi, siamo qui!" Se non siamo capaci di esprimerci con la nostra lingua, non solo non riusciamo ad esporre in modo adeguato il nostro credo, politico o religioso che sia, ma non riusciamo nemmeno ad intendere la proposta che ci viene offerta. Perdiamo, in questo modo, la capacità di giudicare la bontà o meno della scelta politica, religiosa, sindacale, professionale, che altri hanno operato per noi. Se poi i malpensanti volessero farci credere che esiste addirittura una "regia" che manovra proprio nella direzione di affievolire il senso critico e addormentare le coscienze, allora, a questo punto, diventa di vitale importanza conoscere la lingua come strumento di denuncia e di allarme.

Limitare l'importanza della conoscenza della lingua alla capacità di renderci uguali, di renderci maturi a interagire con il mondo o di renderci partecipi della vita democratica, è come affermare che mangiare e respirare sono i bisogni primari dell'uomo, assolutamente indispensabili per la sopravvivenza. Ma l'uomo è molto di più di un diritto civile. E' ragione e sentimento, intelletto e amore, creatività e poesia. L'uomo anela a spazi infiniti che non limitino il suo spirito creativo ed il suo genio. La padronanza della lingua è la chiave di accesso alla cultura, alla conoscenza, al sapere. Se conosci la storia o la letteratura, se hai letto un libro o recitato una poesia, ti senti partecipe di una cultura comune, di una rete di lettori che, pur non conoscendosi di persona, sanno di esserci. "...Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e canoscenza...", il poeta lo dice ai suoi contemporanei fiorentini, come a noi, oggi, in assemblea. Lancia un appello al mondo intero attraverso i secoli. E' un s.o.s. capace di essere catturato da chi ha l'antenna sintonizzata: la conoscenza delle regole grammaticali capaci di decifrare il suo codice. Come per svelare i segreti dell'atomo o per trovare nuove soluzioni tecnologiche o per affinare la ricerca digitale, gli scienziati hanno bisogno della matematica come codice interpretativo comune, così la mente umana ha bisogno della lingua come strumento per illustrare la storia agli studenti di una classe o per esporre una tesi filosofica in un'aula universitaria. Gli stessi convegni scientifici hanno bisogno di un oratore che esponga, in una determinata lingua, la sua teoria e di un pubblico che comprenda, perché utilizza lo stesso codice linguistico. E poi: in chiesa, in politica, al teatro, al cinema, sul pianerottolo alla vicina di casa che chiede amicizia, al figlio che chiede protezione, al collega che chiede chiarimenti, al poliziotto che chiede informazioni, all'amico che chiede affetto... Come potremmo intendere la loro richiesta, il loro grido d'aiuto, le loro esigenze? Come potremmo comunicare la nostra risposta, la nostra solidarietà, senza la conoscenza appropriata della lingua? La lingua, il saper parlare, sono sempre stati importanti nella nostra storia, fin dall'antichità: già nelle poleis greche esisteva l'arte di parlare, l'oratoria; e tutti quelli che volevano fare strada, dovevano prendere lezioni per poter poi affascinare e persuadère il pubblico. E che dire dei sofisti che modellavano la parola come strumento di convincimento? Facciamo ancora un passo avanti. Saliamo su una torre e spingiamo lo sguardo al di là delle Alpi, fino ad abbracciare l'Europa, il mondo intero. Accostare allo studio della lingua "madre" quello di una lingua straniera, arricchisce il nostro bagaglio cognitivo, allarga i nostri orizzonti mentali e culturali e ci apre al mondo.  "I have a dream"... il sogno, gridato al mondo intero nel suo profetico messaggio, è stato accolto e curato da tutta l'umanità sensibile proprio perché l'umanità sensibile ha saputo decifrare le sue parole. Dopo mezzo secolo, proviamo ancora un brivido all'eco di quelle parole. Riascoltiamole: " Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali"  - Riappare il termine "uguali". Riascoltiamo il pensiero di don Milani: "...è solo la lingua che ci fa uguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui...". Come per dipingere la natura ho bisogno di un colore giusto per ogni sfumatura, così per esprimere i miei sentimenti ho bisogno di una parola giusta per ogni emozione. Ascoltiamo ad esempio il messaggino d'amore di un ragazzo, nel suo linguaggio stile "generazione 20 parole": "tvttttb" Ovvero, al netto delle abbreviazioni, esso suona pressappoco così:  "ti voglio tanto tanto tanto bene" - Ora ascoltiamo lo stesso messaggio d'amore espresso da una poesia di Prevert:

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte

Il primo per vederti tutto il viso

Il secondo per vederti gli occhi

L'ultimo per vedere la tua bocca

E tutto il buio per ricordarmi queste cose

Mentre ti stringo fra le braccia.

Quale dei due linguaggi vi ha trasmesso di più? E, a proposito di comunione di cuori, chiudiamo con Oscar Wilde, leggendo uno dei suoi irriverenti aforismi: Il legame d'ogni unione, si tratti di matrimonio o d'amicizia, è costituito dalla conversazione, e la conversazione deve possedere una base comune: tra due persone troppo diverse per cultura, l'unica base comune si trova al più infimo livello.   - Prof.ssa Grazia D'Auria


Riepilogo allegati:

Scarica Presentazione_Classico - ( 16.849,00 Kb )