Questa è mia figlia Miriam. Non è solo carina, ma anche brava: attualmente iscritta alla facoltà di Ingegneria Biomedica dell'Università di Pisa e promette molto bene...

Il papà è cosi fiero di lei che le ha dedicato una splendida poesia:

Non è la metafora della primavera in fiore con i sui schemi e le sue scontate allusioni. E' la primavera "vera", quella in carne ed ossa, oserei dire. Cos'é quella che noi chiamiamo primavera? Non la tocchiamo, non possiamo staccarne un pezzo e portarlo a casa. Possiamo però cogliere un fiore e porlo alla finestra, possiamo seguire gli uccelli nei loro giochi d'amore, possiamo respirare i profumi e giocare a trattenerli il più possibile nelle narici per averli presenti al nostro io. E parte reale e tangibile di questa primavera è anche una fanciulla che si apre alla vita così come un bocciolo si apre alla vita o come un cucciolo si apre alla vita, un passerotto si apre alla vita. In una sorta di sacro e profano immanentismo sembra che Iddio abbia sospeso il suo potere rapito anch'Egli per un attimo, il tempo della giovinezza, dai profumi delle sue stesse creature.  

Miriam

 

Mi strappi la tristezza dalle mani

e la frantumi in mille coriandoli di neve.

Scintillano ancora un poco

E poi scompaiono.

 

Un dolce profumo di bosco

confida al mio orecchio che ci sei.

Sento i tuoi passi di primavera

mentre mi ubriaco di odori e di colori.

 

Il tuo sorriso illumina la mente

La tua gioia illumina il mio cuore

 

Giulio Basile - novembre 2008